MINATORI EMIGRANTI DALLA ROMAGNA IN BRASILE
Ricerca sui minatori emigrati da Cesena in Minas Gerais
24 giugno 2009
La Associazione degli Emiliano Romagnoli del Minas Gerais (AER/MG) e la Associazione culturale Italo Brasiliana del Minas Gerais (ACIBRA/MG) invitano i loro associati e tutti gli italodiscendenti di Belo Horizonte, a partecipare al lancio del progetto “Da Formignano a Passagem de Mariana” ricerca sulla emigrazione di minatori romagnoli e delle loro famiglie nelle miniere d’oro dello Stato del Minas Gerais.
L’incontro si svolgerá venerdí 3 luglio alle ore 20 presso la CASA AMARELA in Rua Pernambuco 712, zona Savassi del quartiere Funcionarios a Belo Horizonte.
Il programma della serata prevede:
- La conferenza-testimonianza del Professor Ruy Magnane Machado
- La proiezione di una pellicola prodotta dalla Montedison nel 1925 nelle miniere emilianoromagnole
- La presentazione del Progetto “Da Formignano a Passagem de Mariana”
Perché una ricerca sui minatori? L’Associazione degli Emiliano-romagnoli del Minas Gerais AER-MG sta iniziando una ricerca sui minatori del Cesenate, emigrati verso lo Stato del Minas Gerais fra gli anni compresi tra 1894 e il 1896. In questo periodo ci fu una crisi dello zolfo che provocò il licenziamento di centinaia di minatori zolfatari che lavoravano alla Società delle Miniere Sulfuree della Romagna.
Gli emigranti che partirono dal Cesenate con destinazione ignota furono circa 700, di cui una parte venne a lavorare alla Mina da Passagem.
Le loro vicende rimasero spesso perdute nel tempo, molte famiglie si divisero senza lasciare tracce, una grande lacuna specialmente per i discendenti. Qualcuno, impegnato a ricostruire la storia di famiglia, c’è riuscito.
Una precedente ricerca con lo stesso scopo è stata condotta dal Prof. Ruy Magnane Machado nipote di Leopoldo Magnani, un minatore emigrato e pubblicata col titolo Una storia di Miniere e di emigranti romagnoli, su una pagina di “La Voce di Romagna” del 21 maggio 2007, che viene riportato qui di seguito.
All’iniziativa della AER/MG partecipano:
- l’ACIBRA/MG (l’Associazione Culturale Italo Brasiliana del Minas Gerais)
- il Consolato d’Italia a Belo Horizonte;
- la Facoltà di Lettere e il Dipartimento di Storia della Università Federale del Minas Gerais;
- la Mina (miniera) de Passagem (Mariana);
- il Comune di Mariana;
- il Quotidiano O Tempo;
- la Società di Ricerca e di Storia della Romagna Mineraria (Cesena);
- il Comune di Cesena;
- La Consulta degli Emiliano Romagnoli nel mondo (Regione Emilia Romagna).
I primi risultati della ricerca saranno presentati in ottobre a Belo Horizonte, in occasione del 5º Seminario sulla Migrazione Italiana nel Minas Gerais, che si terrá a fine ottobre.
“ALLA RICERCA DELLE RADICI” - La testimonianza di RUY MAGNANI MACHADO
Mi chiamo Ruy Magnani Machado e sono nato in Brasile nell’anno 1938 nella provincia di Minas Gerais. Il nome di questa provincia potrebbe essere tradotto come “Miniere Generali” e si può capire subito che, dietro quel nome, tante vicende dolorose potrebbero nascondersi. Nell’ anno 1894, Leopoldo Magnani e sua moglie Rosa Rossi, entrambi residenti a Formignano in provincia di Cesena-Forlì, hanno dovuto lanciare un ultimo e commosso sguardo alle colline del loro paese e se ne sono andati via per sempre. Partivano “per l’ America” come si diceva in quel tempo. “L’America”, tuttavia, non lo sapevano ancora cosa poteva essere: forse Boston negli Stati Uniti, o Buenos Aires in Argentina o poteva essere anche una piccolissima cosa poteva essere: forse Boston negli Stati Uniti, o Buenos Aires in Argentina o poteva essere anche una piccolissima borgata vicina a Belo Horizonte, capoluogo dello Stato del Minas Gerais. Era cosi piccolina la borgata che non aveva neanche un nome. Quando uno voleva riferirsi a quello posto, diceva cosi: “li a Passagem di Mariana” come a dire “quel posto li in mezzo alla strada tra Ouro Preto e Mariana”, due città importanti della zona.
Perché hanno lasciato tutto? Hanno lasciato i loro beni, la loro lingua natale, la loro cultura cosi bella e ricca, parenti, amici, morti, insomma tutto, per andare lì in quel posto così lontano perso nell’immensità ignota e sconosciuta. La risposta a questa domanda l’ho trovata io soltanto un secolo dopo, in un piccolo paese nell’estremo nord del Francia: loro sono andati a Passagem di Mariana, nel lontano Brasile, perché c’era lì una miniera dove poteva Leopoldo trovare un posto di lavoro.
La storia dei Rossi - Magnani da Formignano è stata, dunque, almeno alla partenza, la stessa vicenda di tante famiglie che sono andate via spinte dalla mancanza di lavoro a causa della chiusura delle miniere di zolfo in Romagna. Sono dunque partiti, per il Brasile, Leopoldo Magnani, sua moglie Rosa, il figlio Urbano e le figlie Marcella, Elvira, Giovanna e Pasqua. In Brasile sono nati Guglielmo, Salvatore, Palmira e Domenico. lo sono il quinto figlio di Palmira. Lei ha perso il padre quando aveva undici anni e la madre quattro anni dopo. Sono nato, dunque, ventuno anni dopo la morte del nonno quando, purtroppo, la cultura italiana era già abbastanza scomparsa nella nostra famiglia. Sono sicuro, tuttavia, che l’anima romagnola è stata sempre lì, tramandata non soltanto alla mia generazione ma che sarà perpetuata ancora a tante generazioni che verranno. Infatti, secondo me, un romagnolo che venga a trovarsi a casa mia in Brasile scoprirà li la stessa gioia di vivere, la stessa accoglienza, lo stesso piacere di essere insieme intorno al tavolo, gli stessi valori di famiglia e di onore e lo stesso coraggio per affrontare il lavoro e le difficoltà. Qui in Romagna mi sento a casa mia. Io penso che un romagnolo si sentirà a casa mia come se fosse a casa sua. lo non ho, dunque, conosciuto i nonni, non sapevo neanche da dove erano venuti e non ho mai ascoltato la lingua italiana a casa mia. Oggi, tuttavia, quando penso al passato, mi rendo conto che ho avuto sempre lì nascosto nel fondo dell’anima un vuoto, difficile da definire, che non riusciva ad emergere chiaramente perché avevo una vita di lavoro da affrontare. Que vuoto, quella mancanza è rimasta lì fino all’inverno di 1989 quando abbiamo deciso, mia moglie ed io, di fare un giro in Europa sostando in Italia per visitare una parente brasiliana che abitava a Bologna. Prima di partire, io ho fatto il primo passo nel senso di cominciare la ricerca delle mie radici perse nella lontana Italia. Sono andato a cercare una signora discendente dei Rossi che abitava a Belo Horizonte e che, forse, era venuta a Borello negli anni quaranta. Quella signora, infatti, c’era andata con sua mamma e mi ha regalato un tesoro: una vecchia busta delle poste italiane dove si poteva ancora leggere il nome e l’indirizzo del mittente: Geremia Rossi, Via Campo di Marte, 86 Forlì - Italia. Devo dire, che, in quel momento, non avevo ancora deciso di cominciare la ricerca perché ero pieno di dubbi: non parlavo per niente la lingua italiana e non sapevo neanche se quello indirizzo era ancora giusto. Dico spesso che la nostra vita è fatta non soltanto di progetti e dell’impegno di portare avanti quei progetti, ma è anche intessuta di tanti eventi fortuiti. Era proprio un caso fortuito che io mi trovassi a Bologna, in altre parole, a circa 80 chilometri da Forlì e con la vecchia busta in tasca. “Perché dunque non andarci ?” mi ha chiesto mia moglie, dandomi cosí la spinta che mancava. E così abbiamo fatto. Il taxi ha percorso lentamente la Via Campo di Marte e ci ha lasciati davanti la porta di numero 86. Io, fermo lì davanti quella porta, pensavo: non si tratta di una porta da passare, ma, si tratta, piuttosto, di una soglia da varcare. Una soglia che mi avrebbe portato ad un universo per me sconosciuto. L’ho varcata io quella soglia ed oggi, tredici anni dopo, qui seduto dai cugini, nella tranquillità di an Giorgio di Cesena, guardo indietro e posso dire essere sicuro d’avere fatto un passo, che ritengo fra i più importanti della mia vita. Era giusto l’indirizzo e lì, fra lacrime di gioia, ho conosciuto la calda accoglienza romagnola, sono stato avvolto nel calore di una famiglia romagnola e, sopratutto, ho imparato che io ero parte di quella famiglia. Cinque anni dopo, quando sono ritornato in Italia, sapevo che non ero più uno straniero. Avevo a Forlì un punto d’accoglienza. Geremia e Bruna, sua moglie, mi hanno portato a Formignano e tante belle cose sono passate in quella giornata. Prima di tutto, ho conosciuto una persona singolare: Pietro Rossi (Pirin), fratello di Geremia, un signore piccolino, con la schiena già piegata dal peso degli anni ma che tramandava una grande energia. Poco a poco, ho conosciuto la sua storia: una storia dove si mescolavano la vita durissima nella miniera di zolfo, la perdita di parenti partiti nell’emigrazione degli anni ottocento e tutta la sofferenza avvenuta dalla chiusura delle miniere del cesenate. Era cosi bravo e appassionato della storia delle miniere che è diventato proprio un riferimento per i ricercatori di quella storia. Lì, a Formignano, in quel giorno, un cerchio temporale si chiudeva. Un secolo prima, partivano di lì Leopoldo e Rosa con il cuore pieno di tristezza e, un secolo dopo, ritornavo io il primo sguardo sulle stesse colline però, invece, con il cuore pieno di gioia. C’era un’ incantesimo nell’aria, io non ero più una persona senza radici, le mie radici erano piantate li in quella collina. Però l’incantesimo di quella giornata magica non era ancora finito. Era il 2 di novembre, vale a dire, il giorno dei morti e, cosi, siamo tutti saliti per una visita al cimitero di Formignano: ancora una volta la magia dell’imprevisto si è concretizzata. Un signore venuto lì ad onorare i suoi morti mi è stato presentato da Geremia e, quando ha saputo che ero un discendente di Leopoldo Magnani venuto dall’America, è rimasto lì visibilmente commosso a stringere fortemente la mia mano e gli sono venute le lacrime agli occhi. Si trattava di Canzio Gattamorta, discendente, anche lui, di Leopoldo Magnani e che, per la prima volta nella sua lunga vita, vedeva riannodarsi il legame familiare rotto nel lontano 1894. In quel momento, ho sentito che la mia ricerca era finita. Da quel momento mi bastava seguire la strada che si era aperta davanti a me, da Geremia e da Canzio, con l’incontro di tanti parenti nella Romagna. Ogni tanto vengo in Italia e ogni volta è una felicità rinnovata.
Per approfondire: http://www.miniereromagna.it

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