Pasolini al Literaturhaus di Berlino
Per "resistere nello scandalo"
20 settembre 2009
Dopo la tappa svizzera, sarà la Literaturhaus di Berlino ad ospitare fino al 22 novembre, “Who is me/Wer bin ich/Io chi sono”, una rassegna di testi, film e documenti sullo scrittore romano, Pierpaolo Pasolini.
Grazie alla nipote dell’autore, Graziella Chiercossi e ad archivi e centri di studio, la mostra sarà ricca di materiali (documenti, foto e video) e di iniziative (conferenze, proiezioni, dibattiti e una serata musicale).
Il titolo della mostra “Io chi sono” è tratto dalla prima versione del poema “Poeta delle ceneri”. Scritto al ritorno dal suo viaggio negli USA, esso rappresenta un valido testamento, rimastoci come dichiarazione di intenti dello scrittore. In esso, l’artista ripercorre tutta la sua esistenza ed illustra i motivi della sua avversione per la borghesia italiana, definita come “torma di assassini”.
Lo spirito critico dell’autore è però, pur sempre al servizio dell’Italia:
“Mi pareva che l’ Italia, la sua descrizione e il suo destino, / dipendesse da quello che io ne scrivevo, /in quei versi intrisi di realtà immediata.”
Sente la vita morale del Paese, dipendere non solo dallo scrivere, ma anche dal vivere, dal “resistere nello scandalo/ e nella rabbia, più che mai/ ingenui come bestie al macello”.
Facendosi provocazione e scandalo, Pasolini urla il suo no al vuoto di interiorità e di statura morale della borghesia benpensante.
Perché nella “contestazione pura”, “si misura l’enorme torto del mondo”.
Pasolini, che più volte aveva detto di voler rinunciare alla sua cittadinanza italiana, diceva in realtà, solamente, no alle sue origini piccolo borghesi.
Lo scrittore amava in verità, profondamente, la Roma dei ragazzacci, delle borgate, della Tuscolana e dell’Appia. L’Italia nascosta. L'Italia che lui fa vivere e mostra attraverso lo scandalo della sua rappresentazione artistica. L'Italia che ama.
Smentendo di essere avverso alla tradizione, il poeta percepiva se stesso come “forza del passato”, che viene “dai ruderi, dalle Chiese, /dalle pale d'altare, dai borghi /dimenticati sugli Appennini o le Prealpi, /dove sono vissuti i fratelli.”
E’ questo il Pasolini che Berlino ha scelto di accogliere e far conoscere al grande pubblico. Parallelamente al racconto del suo linguaggio cinematografico, giornalistico e letterario, la mostra presenterà anche una sezione che ricorda i processi subiti dallo scrittore, tra il 1960 e il 1975 ed il suo assassinio.
“La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi”, sosteneva lo scrittore.
A trentaquattro anni dalla sua morte, l’Italia e il mondo si sforza di capire e di non far morire Pierpaolo Pasolini.
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