New York In pieno Kaliyuga-De Dominicis al PS1
19 ottobre- 9 febbraio 2009
13 ottobre 2009
Dal 19 ottobre al 9 febbraio 2009, le opere di Gino De Dominicis, grande pittore, scultore, filosofo e architetto del secondo dopoguerra, saranno ospitate per la prima volta negli States, al P.S.1 Contemporary Art Center di New York.
Finanziato dall’Istituto Italiano di Cultura, dal Contemporary Arts Council of the Museum of Modern Art, da Olnick Nancy e Giorgio Spanu Collection, New York e il Gattopardo, il progetto è stato reso possibile dalla Provincia di Ancona, luogo natio dell’artista.
I curatori hanno concentrato la loro attenzione sul ventennio compreso tra gli anni Sessanta e gli Ottanta, corrispondente al periodo pittorico dell’artista contemporaneo, in assoluto il più eclettico del panorama italiano.
Fuori da qualsiasi schema e da ogni possibile etichettatura, la produzione artistica di De Dominicis è un’esplosione di originalità e di inaspettate rivelazioni, al punto da non permettere una collocazione della sua arte all’interno di qualsiasi corrente o al fianco di qualunque altro artista.
Dedicatosi inizialmente alle opere tridimensionali, l’artista riuscì pian piano a far reintrodurre nei musei anche le opere pittoriche, meno richieste e meno in voga tra i contemporanei.
Diede vita a opere indimenticabili per la loro portata innovatrice: dal suo modo di ripensare gli spazi ne il Cubo invisibile e il Cilindro invisibile, le cui forme erano assenti eppure rintracciabili nei contorni disegnati per terra delle loro ombre e nel Tentativo di far formare dei quadrati invece
che dei cerchi attorno a un sasso che cade nell’acqua - dal suo modo di rappresentare il movimento, ne La Palla di gomma (caduta da 2 metri) nell’attimo immediatamente precedente il rimbalzo, al suo modo di ironizzare concettualmente attraverso l’arte. Si pensi all’opera Mozzarella in carrozza: una mozzarella era stata “confezionata” all’interno dell’Attico nella collettiva del 70, in aperto contrasto con gli epigoni di Duchamp che sostenevano l’importanza del “contenitore”-museo- che può trasformare qualsiasi oggetto in arte.
Ma l’invisibile sembra essere il regno di De Amicis che dà voce a D’IO - gioco di parole (Di me stesso/Dio) -che fa da titolo a una mostra impalpabile, fatta solo di suono, che sembra quasi anticipare molte delle tendenze più recenti.
Vincitore di molti premi, l’artista suscitò lo scandalo anche alla Biennale di Venezia, inserendo un ragazzo affetto da sindrome di Dawn in una sua opera.
De Dominicis fu sempre contrario alla fotografia, probabilmente perché riteneva che togliesse forza ed espressività al messaggio, oltre che viverla come un’antagonista della pittura e del disegno.
Lo Specchio che tutto riflette tranne gli esseri viventi giocava tra l’esistente e l’inesistente: uno specchio posto di fronte ad una tela che rappresentava la sala del museo, creava l’illusione ottica dell’assenza dei visitatori nella stanza.
Importante per comprendere la filosofia di De Dominicis, la sua ultima mostra si intitolava eloquentemente: “In pieno Kaliyuga”- termine che presso gli indiani era usato per indicare un’era calamitosa, prossima alla fine a causa della perdita dei valori.
Certamente, il disegno e la pittura furono i cardini della maturità della sua produzione artistica. Tutta da riscoprire al PS1 di New York, durante questo autunno.
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