“Vincenzo, La vita più forte del destino”
Lo speciale di tg1 fa' la cosa giusta
03 novembre 2009
“Se il destino è contro di me, peggio per il destino”: il titolo del libro di Vincenzo Russo sintetizza la forza che la sua difficile esistenza, oppressa dalla poliomelite, è riuscita a conquistare, grazie al sostegno ricevuto da Don Carlo Gnocchi.
La sua storia, raccontata dallo speciale “Vincenzo, La Vita più forte del destino” a Tg1/fa’ la cosa giusta, è solo una delle testimonianze che esprimono la grandezza dell’opera e delle idee del “prete dei mutilatini”.
Proclamato Beato il 25 ottobre 2009, Don Carlo è il modello di un eroismo fatto di sacrificio quotidiano, in nome di un amore che si fa lotta al destino e alla rassegnazione di fronte alla devastazione della guerra e della malattia.
Inseguendo un ideale di perfezionamento interiore, Don Carlo Gnocchi insegna ai suoi ragazzi che : «L’uomo è un pellegrino malato d’infinito, incamminato verso l’eternità. La personalità è sempre in marcia, perché essa è un valore trascendente.” Perciò, bisogna crescere e vivere a qualsiasi costo, qualsiasi dolore. Combattere significa restituire all’uomo e alla sua condizione di essere piegato dal destino, la dignità di una vita che vince, attraverso l’amore, qualsiasi avversità.
Vivere e riscattarsi attraverso il coraggio: “Purché l’uomo non si lasci stancare dalla lotta, purché si opponga alla sclerosi progressiva o causata dagli anni e dalle delusioni della vita, purché dia ogni giorno un tratto alla costruzione del suo capolavoro».
La Fondazione Don Gnocchi ha dato un senso e ha restituito una dignità anche alle esistenze più sconvolte dalle avversità: Vincenzo Russo è l’esempio del coraggio che risiede anche nel più debole tra gli esseri umani che può superare qualsiasi ostacolo alla vita e rappresenta una speranza per ogni figlio, ogni fratello, ogni uomo che sia tentato di fermarsi di fronte all'enormità di alcune barriere.
Affetto da poliomelite sin dalla tenera età, Vincenzo matura la consapevolezza necessaria a vivere la solitudine e il dolore, superando l’impotenza e la malattia, la diversità e i pregiudizi.
Oggi è diventato insegnante di sociologia alla Statale di Milano, presso la sede distaccata della Don Gnocchi, dove forma gli " educatori professionali" nel mondo del sociale e impegna l’immenso valore acquisito attraverso la sua esperienza di vita, per diffondere una più estesa sensibilità nella società, soprattutto, attraverso i giovani, preseguendo il lavoro di educatore del Beato don Gnocchi.
Perché «I giovani vogliono avere fiducia e il modo migliore per dimostrarla loro è quella di impegnarli a fondo, facendo credito alle loro possibilità; essi hanno bisogno di essere rivelati a se stessi e solo le imprese rischiose possono dare la misura delle energie latenti nel loro essere; essi, come ha detto Claudel, “sono fatti per l’eroismo e non per il piacere”». Bisogna continuare a credere nella capacità del cuore umano di farsi eroe al di sopra del suo stesso fato, riscoprendo la vera sostanza dell'uomo: il coraggio e la ricerca di un amore che vince qualsiasi sacrificio
Commenta
Devi essere autenticato per scrivere i commenti