Raffaele Cantone a Monaco di Baviera
11 novembre 2009
L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera ha il piacere di annunciare la presentazione del libro "Solo per giustizia", di Raffaele Cantone.
L’evento avrà luogo domani, giovedì 12 novembre 2009, alle ore 19, nell’ambito della 50. Münchner Bücherschau, presso il Gasteig, Black Box, Rosenheimer Straße 5, a Monaco di Baviera.
Moderatore e traduttore: Antonio Pellegrino
Lettura in lingua tedesca: Helmut Becker
Organizzano l’evento il Börsenverein des Deutschen Buchhandels - Landesverband Bayern München in collaborazione con la Casa Editrice Antje Kunstmann di Monaco di Baviera e l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera
Nato a Napoli nel 1963, Raffaele Cantone è stato fino al 2007 Pubblico Ministero presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e ha preso parte ai più importanti processi contro i clan camorristici. Si è occupato delle indagini sul clan dei Casalesi, riuscendo ad ottenere la condanna all'ergastolo dei più importanti capi di quel gruppo.
Si è occupato anche delle indagini sulle infiltrazioni dei clan casertani all'estero: in particolare in Scozia, dove è stata individuata una vera è propria filiale del clan La Torre di Mondragone, dedita al reinvestimento in attività imprenditoriali e commerciali di proventi illeciti, in Germania, Romania ed Ungheria, dove esponenti del clan Schiavone si erano stabiliti durante la latitanza ed avevano acquistato beni immobili ed imprese. Ha curato il filone di indagini che hanno riguardato gli investimenti del gruppo Zagaria a Parma e Milano, facendo condannare per associazione camorristica un importante immobiliarista di Parma.
Vive tutelato dal 1999 e sottoposto a scorta dal 2003, dopo che gli investigatori scoprirono il progetto di un attentato organizzato dal clan dei Casalesi. Attualmente lavora presso la Suprema Corte di Cassazione di Roma. Nell’opera autobiografica Solo per giustizia ripercorre la sua esperienza di magistrato di prima linea.
Il racconto del giudice Cantone prende avvio dal suo ultimo giorno alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli: ripercorrendo la sua esperienza, Cantone mostra in che modo un bravo studente di giurisprudenza che voleva addirittura fare l'avvocato sia finito per diventare il nemico numero uno dei boss di Mondragone e Casal di Principe, più di una volta minacciato di morte e da anni costretto a vivere sotto scorta insieme ai familiari. Un'evoluzione che prende forma attraverso un percorso graduale e, talvolta, persino casuale, dove però rimane sempre salda la sua originaria passione per il diritto. Quella che gli fa trattare con la medesima professionalità e dedizione le vicende di un anziano signore che si rivolge alla giustizia per la tragica morte del figlio dovuta a un caso di malasanità e le sofisticatissime indagini condotte insieme al Ros per arrivare alla cattura di Michele Zagaria, la primula rossa dei Casalesi.
Ma l'amaro realismo di queste pagine finisce per evidenziare come l'universo camorrista abbia confini ben più estesi e radici ben più profonde dei vertici di qualche clan. Per cui, fino a quando ci saranno politici, funzionari, imprenditori, uomini delle forze dell'ordine e liberi professionisti corrotti, conniventi o sottomessi, la camorra resterà come un'idra cui la giustizia può tagliare una o qualche testa che subito ricresce, mentre coloro che vi si oppongono individualmente sono votati a un pericoloso destino di isolamento.
Roberto Saviano scrive: «In certi territori la lotta per la legalità e la giustizia è una battaglia combattuta ad armi terribilmente impari. I clan hanno danaro, armi, uomini, coperture e collusioni a non finire. Dall'altra parte i mezzi sono limitati, la mole di lavoro è talmente enorme che bisogna essere disposti a fare straordinari che per molti non sono nemmeno pagati. Tutto il successo è sulle spalle di chi continua a voler far bene il proprio lavoro: magistrati, carabinieri, poliziotti, finanzieri. Uomini che rischiano la vita per senso del dovere e magari anche per lealtà verso i superiori che hanno saputo conquistarsi la loro fiducia, una lealtà primaria da soldati in trincea, e che non vengono ricordati quasi mai. E invece il libro di Cantone gli rende omaggio e gli concede visibilità. Uomini che spesso in territori marci sono il vero argine per contrastare lo strapotere delle mafie. Cantone si sente uno di loro: non un eroe, semplicemente un magistrato che ama il suo lavoro perché ama il diritto, crede nell'accertamento della verità.
Questo per i boss è incomprensibile. Non riescono a concepire che un magistrato persegua solo la giustizia, non personalmente loro. Che non tutti gli uomini sono uguali a loro. I boss sanno che non tutti ammazzano e che non tutti resistono al carcere. Ma sono certi che tutti vogliono danaro, fama, donne e potere. E chi non lo ammette, sta dissimulando, mentendo, imbrogliando. (...) Eppure, ragiona Raffaele Cantone con amarezza, il clan che pareva sconfitto si riforma. Meno potente, ma il territorio riprende a sottomettersi. La camorra non è possibile sconfiggerla soltanto con indagini e processi, sequestri e arresti. Raffaele Cantone oggi non lavora più alla Dda, è diventato giudice al massimario della Cassazione. Ma ha voluto dare un altro strumento per sconfiggere le mafie. Un libro in cui si racconta come si arriva a diventare uno dei principali nemici dei clan e come è fatta la vita di chi li combatte: solo per giustizia.»
(Roberto Saviano, Raffaele Cantone. L'uomo della legge nella terra dei boss, La Repubblica, 26 ottobre 2008)
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