Carla Forno: Invito al mondo poetico di Alfieri.
Conferenza IIC Kyoto, 18 novembre 2009
23 novembre 2009
Ospite dell’Università statale di Kyoto (Kyodai) per un ciclo di lezioni, la Dott.ssa Carla Forno, direttore del Centro nazionale di studi alfieriani in Asti, ha presentato al pubblico giapponese dell’IIC Kyoto la figura del nostro maggiore poeta tragico.
Per quanto esista una recente traduzione della Vita, che testimonia dell’interesse accademico locale per Alfieri, la sua personalità non può che risultare remota al comune lettore, pur appassionato di cultura italiana. Ecco dunque l’intento di avvicinamento al mondo poetico, nonché alla romanzesca biografia di Vittorio Alfieri. Accompagnati da una raro apparato di immagini, gli intervenuti hanno seguito lo svolgersi di una esistenza e di una vocazione letteraria non lunghissime (Alfieri visse appena 54 anni, per quanto scrivesse fin da molto giovane): esistenza che lo vide attraversare in una sorta di protratto Grand Tour aristocratico svariati paesi d’Europa (inclusa la Scandinavia e la Russia), innamorato alquanto infelice (e sempre di donne coniugate) fino all’incontro con la contessa d’Albany, sposata a Charles Stuart, erede esautorato del trono di Scozia, con la quale visse fino alla propria morte nel 1803 una perfetta relazione coniugale, prima a Parigi e poi stabilmente a Firenze.
Con affettuosa bonomia, Carla Forno ha sfatato diversi stereotipi legnosamente scolastici sul poeta. Per esempio il vagamente incongruo legarsi con una fune alla propria poltrona non aveva affatto, come ci si narrava a scuola, l’intento di forzarlo allo studio bensì di trattenerlo dal correre ai piedi dell’amata marchesa del momento. Lo vediamo spiato dal “fido domestico”, prezzolato dai parenti, le cui lettere offrono un prezioso e divertente contraltare dell’autoritratto eroico offerto nella Vita scritta da esso, nonché un implicito commento all’adagio “nessun grand’uomo è un eroe agli occhi del proprio domestico”; anche se nel caso di Vittorio Alfieri, dal carattere certo impossibile ma dotato di indiscutibile magnanimità, vale piuttosto il commento di Hegel (citiamo a memoria): “il difetto non sta nel grand’uomo bensì nel domestico.” E’ così che i dettagli biografici più minuti (la passione per i cavalli, i cani e la cioccolata) non sminuiscono affatto l’uomo, semplicemente ci rendono prossima, afferrabile la sua stessa grandezza.
Nel dibattito che ha seguito la conferenza, Carla Forno ha tracciato un quadro della situazione dei testi alfieriani sulla scena teatrale contemporanea in Italia, non più fiorente come fino agli anni cinquanta-sessanta. Dopo le grandi messe in scena di Visconti, tra altri grandi registi, con grandi attori come Rina Morelli, Paola Borboni, Vittorio Gassmann etc., si rileva un declino dovuto a molteplici fattori: la difficoltà oggettiva di un teatro di poesia (il numero di prove necessarie per un testo di Alfieri è notevole; gli attori non sempre hanno l’indispensabile capacità di fare in modo che l’endecasillabo tragico non suoni vacuamente reboante o legnoso) noché i costi altissimi di simili messe in scena. Tanto più dunque restano nella memoria degli ammiratori di Alfieri spettacoli magnifici come la Mirra per la regia di Ronconi (1986-87) o altre non numerose più recenti regie.
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