“IL PAESE DI OBAMA: COME E’ CAMBIATA L’AMERICA”

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MAURIZIO MOLINARI, IIC Tel Aviv, 5 gen 2010

13 gennaio 2010

Alla presenza, e con prolusione, dell’Ambasciatore d’Italia Luigi Mattiolo è stato presentato, nella sede e con il sostegno organizzativo dell’Istituto, il saggio “Il Paese di Obama” che, come recita il sottotitolo, vuole essere un’analisi di “come è cambiata l’America”, e forse anche il mondo, a seguito dell’elezione alla Casa Bianca del primo presidente afro-americano.

I contenuti dell’opera vengono esposti dall’autore, corrispondente de La Stampa negli Stati Uniti, e dall’Ambasciatore israeliano Alon Pinkas.

 

Molinari, dopo aver ricordato che il potere esercitato dal presidente degli Stati Uniti non ha termini di confronto, entra nel merito dei contenuti del libro sintetizzando i quattro temi che vi sono sviluppati.

- L’idea eretica del compito istituzionale che Obama coltiva e che è anomala rispetto ai predecessori. Egli attribuisce alla sua leadership non la guida del mondo ma la soluzione dei conflitti mediante coalizioni che non sono più, o non sono solo, strette con i paesi tradizionalmente privilegiati dagli USA.

- Il suo ruolo di guerriero pragmatico, cioè di leader che preferisce definire i nemici “estremisti violenti” e per il quale combattere significa combattere stringendo alleanze.

- Il problema dell’economia, cruciale rispetto alla possibilità per Obama d’essere rieletto nel 2012. L’idea che lo guida è quella della green economy e comporta la rinuncia al petrolio ed alle altre fonti tradizionali a favore di quelle alternative.

- L’attuale connotazione della società americana che è quella di una società postrazziale e non postrazzista. In essa il razzismo permane ma si assiste ad un’assunzione di ruoli (neri che si comportano come bianchi, ispanici come yankees) e ad un proliferare di matrimoni misti che tendono ad attenuare o persino a cancellare l’elemento razziale.

 

L’Ambasciatore Pinkas nel riprendere alcuni temi fornisce altre chiavi interpretative dell’elezione di Obama, motivata a suo dire non tanto dal rigetto della politica di Bush (ciò non lo differenziava dalla posizione di Hillary Clinton) quanto dall’essere percepito dall’elettorato come un forte agente di cambiamento.

Altra innovativa posizione della politica di Obama è la qualità dell’approccio con Israele, totalmente mutato rispetto ai suoi predecessori. Pur non avendo sospeso gli aiuti ad Israele, l’attenzione di Obama si è focalizzata sul mondo arabo e, ancor prima, sull’Islam: non a caso il primo discorso fuori dagli USA ha voluto pronunciarlo ad Ankara.

Per meglio dar conto di tale atteggiamento, Pinkas ricorda l’infanzia e la formazione del presidente in Indonesia e dunque la sua crescita con un’idea dell’Islam che non è solo quella del mondo arabo. Il grande progetto, a tale riguardo, è per lui la ricostruzione del rapporto con l’Islam e, solo in seconda istanza, la gestione delle relazioni con gli arabi.

 

Analoga presentazione ha avuto luogo, il giorno successivo, a Gerusalemme presso il Centro Culturale annesso al Museo d’Arte Ebraica Italiana.


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