VITTORIA, UNA ITALIANA ALLA SCUOLA DEI CAMPESINOS

Fare turismo responsabile e portare l’Italia sulle Ande

13 gennaio 2010

L’ombelico del mondo - Cusco deriva da una parola in lingua quechua che vuol dire “ombelico del mondo”. A 3.000 metri sopra il livello del mare, nel pieno dell’altipiano andino peruviano, ritrovo e rivedo esattamente dopo 27 anni, Vittoria. Insegnante di matematica, partita come volontaria del MLAL (Movimento Laici America Latina), arrivò a Lima nel luglio del 1982, lo stesso giorno in cui arrivai anch’io, che non sapevo una sola parola di spagnolo. Io rimasi 5 mesi per raccogliere dati, informazioni ed esperienze per quella che poi sarebbe stata la mia tesi di laurea, dal titolo un po’ bizzarro: “DAGLI APPENNINI ALLE ANDE… E RITORNO - Le tecnologie appropriate e alternative come strumenti di modificazione sociale”. Vittoria, a cui due anni prima di partire era stato asportato, per un tumore, lo stomaco, finì in uno perduto paesino della zona di Puno, nel sud andino. Un giorno andai a trovarla: ci volevano 5/6 ore di “fuoristrada” per arrivare. Da lì partiva e tornava un solo camion, una sola volta la settimana. Dopo 8 anni di lavoro con i campesinos delle Ande, Vittoria è scesa a Lima. Qui ha iniziato a supportare le bambine e le ragazze che, dalla campagna andina, finiscono a fare le lavoratrici domestiche nelle case ricche della capitale peruviana. Lavoratrici domestiche non vuol dire, qui in Perù, lavoro tutelato, come in molti paesi e ora anche in Italia, dopo la legge di regolarizzazione delle cosiddette “badanti”.  Qui sono quasi tutte minorenne, umiliate, sfruttate e spesso abusate. Lavoratrice domestica era anche una bambina - mi racconta Vittoria - che quando l’ho conosciuta aveva 7 anni e ne aveva già lavorato 2.

Dalla campagna alla capitale… e ritorno - È così che, dopo i primi anni a Lima, la ex professoressa di matematica, torna là dove questa situazione di ingiustizia nasce: nelle “comunità campesine” dell’entroterra. L’intento di fondo è che siano gli stessi genitori ad evitare di mandare le figlie, magari con l’illusione della scuola, a lavorare nella città. A Cusco, Vittoria, ha messo in piedi una vera e propria struttura di accoglienza e di sostegno alle “ragazze lavoratrici domestiche”. Un lavoro centrato sulla “educazione” il cui punto centrale è la “presa di coscienza dei propri diritti” e l’acquisizione di un “carattere forte, capace di poter affrontare la vita a testa alta” senza cioè doverla abbassare di fronte alla arroganza del padrone o della padrona di turno. Un ruolo fondamentale lo gioca, in tutto questo, la scuola serale che le ragazze (in questo caso insieme anche a bambini lavoratori di strada) frequentano dopo il lavoro. Una scuola “inclusiva” (alla don Milani, per capirci) che dia alla ragazze gli elementi formativi tale da renderle autonome. A supporto economico del centro, una vera e propria struttura di “turismo responsabile”, frequentata in prevalenza da italiani.

Perché raccontare una storia del genere nelle pagine di EsteriCult?

  • Per l’amicizia che ho ritrovato con Vittoria. 
  • Perché è bene raccontare queste storie nelle scuole italiane. 
  • Perché se un giorno qualcuno di noi passerà per Cusco, sappia che lì, nell’ombelico del mondo, c’è un posto accogliente che ci aspetta e che possiamo visitare, imparando ad essere anche “turisti” un po’ più coscienti.
  • Perché l’Italia è presente nel mondo anche con il nostro turismo intelligente e responsabile.

 Per chi vuole contattare Vittoria Savio e per le scuole che vogliono collaborare:

TURISMO CAITH 
www.caith.org
www.yanapanakusun.org
email: reservascaith@gmail.com
Urb. Ucchullo Alto
Pasaje Santo Toribio n° 4
Telefono 0051-84-233595
Cusco  (PERU)


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