L’ESSERE MIGRANTE, L’ESSERE VIAGGIATORE

29 milioni di italiani emigranti: un fenomeno epocale

14 gennaio 2010

IL POPOLO MIGRANTE - Ho sempre pensato che l’umanità si divida in due grandi categorie: coloro che si fermano, che sono stabili, che hanno radici e coloro che vanno, che viaggiano, che emigrano. Probabilmente è una caratteristica degli esseri viventi. Pensiamo al mondo degli animali ed in particolare a uccelli e pesci. Ci sono quelli che nascono, vivono, si riproducono e muoiono restando in un areale di pochi chilometri o a volte poche centinaia di metri. Ci sono le anguille che raggiunta la maturità sessuale partono dalle Valli di Comacchio, percorrono migliaia di miglia e raggiunto il Mar dei Sargassi si riproducono e poi i piccoli, per un misterioso istinto, ritornano a Comacchio. Pensiamo ai salmoni che risalgono i fiumi. Ma soprattutto - nel mondo degli uccelli - pensiamo alle centinaia le specie di volatili che attraverso annualmente mari e oceani. Emblematico a tal proposito il film-documentario di Jacques Perrin dal titolo: “Il popolo migratore”. Tutti noi abbiamo, nella nostra memoria collettiva, due immagini simbolo: la rondine e la cicogna. Sono gli uccelli migratori per eccellenza.  

 VIAGGIATORI - In ambito umano la storia della letteratura ha prodotto fin dai tempi dell’antica Grecia figure simbolo dell’emigrante, del viaggiatore. Figure che diventano mito: sia che siano inventati dalla mente delle scrittore, sia che siano realmente esistiti diventando essi stessi scrittori. Ne cito solo due come esempi tipo: Ulisse e Marco Polo. In questa mia esperienza brasiliana (dove mi considero un “emigrante di lusso”) mi sono imbattuto in maniera forte con tutto il tema della emigrazione e con tutto il fenomeno della “discendenza”. Il fatto più significativo è quello di essermi reso conto che la “storia della emigrazione degli italiani” nell’arco che va dalla nascita dell’Italia unitaria (1861) ad oggi, è il più grande fenomeno sociale che la storia della umanità abbia mai avuto, con protagonista un unico paese. Non ne esistono di eguali.

 ITALIANI: UN POPOLO DI MIGRATORI - Gli emigranti italiani, partiti dall’Italia, sono stati 29 milioni. Non qualche centinaia di migliaia, non qualche milione: bensì quasi 30 milioni di persone che per diverse ragioni, ma prevalentemente per mancanza di lavoro e quindi “per fame” hanno lasciato la propria terra. Ai primi posti, nella graduatoria dei paesi ospitanti, in ordine: USA, Argentina, Brasile. Bene ha fatto, quindi, l’Italia, a progettare il Museo Nazionale della Emigrazione (http://www.museonazionaleemigrazione.it), che forse si sarebbe dovuto chiamare “degli emigranti” comprendendo in questo fenomeno anche coloro che sono arrivati o arrivano in Italia. E bene ha fatto l'italo-brasiliano onorevole Fabio Porta (eletto nella Circoscrizione Estero) a presentare nel parlamento italiano una proposta di legge per introdurre l’insegnamento della storia della emigrazione. È lui stesso a commentare che sarebbe “…un insegnamento multidisciplinare che darebbe il giusto rilievo a quello che forse è il maggior fenomeno sociale dei 150 anni di storia italiana; le scuole collaboreranno nell’ambito di questi progetti con le famiglie e le associazioni, partecipando anche ad uno specifico concorso e a dei gemellaggi con gli istituti scolastici dei Paesi dove grande e’ la presenza della nostra emigrazione”. Dovremmo continuare a favorire una seria riflessione, approfondire temi come - ad esempio - quella che mi verrebbe da definire “la sindrome della terza generazione”. Si tratta, in sintesi, di tutto quel processo di ricerca delle origini e delle radici che generalmente inizia con la terza generazione, cioè con i nipoti o i pronipoti di chi è partito emigrante. Da qui il fenomeno sia della cosiddetta “richiesta di cittadinanza”, sia del ritrovamento dei “discendenti della propria famiglia”. E qui la storia (sia come fenomeno sociale che come evento familiare) diviene “emozione” allo stato puro. Ecco il perché del successo di trasmissioni televisive come il mitico “Carramba” di Raffaella Carrà, esperta in ritrovamenti, abbracci e lacrime. Ho imparato a rispettare queste lacrime, capisco queste emozioni e credo che questi temi possano essere di grande valore pedagogico.

 

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