50 italiani:i diplomatici che salvarono 50000 ebrei
Domani il documentario di Flaminia Lubin su rai uno
26 gennaio 2010
Mercoledì, 27 gennaio 2010, in occasione della Giornata della Memoria, Rai Uno trasmetterà il documentario di Flaminia Lubin, “50 italiani”, presentato in anteprima a New York, al 4th Rai Italian Fiction Week.
Il documentario raccoglie le testimonianze di 50 tra ufficiali e diplomatici di alto rango che salvarono 50.000 ebrei nei Balcani e a Salonicco.
Tra i diplomatici, il Console Guelfo Zamboni ed il Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, Giuseppe Bastianini.
Sono poco note le vicende di questi uomini che, pur agendo all’interno del regime, riuscirono a salvare migliaia di vite umane: in proporzione, ognuno di essi ha salvato mille esseri umani da una fine atroce. Una percentuale che rivela quanto possa essere efficace nel fare la differenza, la scelta di un singolo essere umano.
Le storie di questi cinquanta uomini sono segnate da una forte umanità e da un grande coraggio nel prendere una decisione che si opponeva alle linee guida delle loro istituzioni di appartenenza e che si rivelavano essere totalmente scoperte, prive di ogni supporto e di qualsiasi protezione, nel caso fossero stati scoperti.
La giornalista Flaminia Lubin ha raccontato le azioni di questi uomini che, attraverso iniziative indipendenti, hanno rilasciato documenti finti ed hanno escogitato ogni sorta di stratagemma per combattere la soluzione finale.
Il documentario si è servito della corrispondenza epistolare intercorsa tra i diplomatici e gli ufficiali all’estero e il Duce e si alterna alle testimonianze dei sopravvissuti.
Sorprendenti le parole dirette e consapevoli del Sottosegretario agli Affari Esteri, Giuseppe Bastianini, rivolte a Benito Mussolini:” Tutti noi conosciamo il destino degli ebrei deportati dai tedeschi. Verranno uccisi. Tutti loro: donne, anziani, bambini. Noi non dobbiamo far parte, ne’ assistere a tale atrocita’. Duce, sei pronto a prenderti una tale responsabilità?”
La risposta di Mussolini, che non accordò mai loro un sostegno, fu quella di “seguire il criterio della generosità, senza però coinvolgerlo”.
La risposta di Mussolini, che non accordò mai loro un sostegno, fu quella di “seguire il criterio della generosità, senza però coinvolgerlo”.
Lo scarto tra il potere e le scelte di questi cinquanta diplomatici del Ministero degli Affari Esteri sta nella differenza che questi uomini riuscirono a fare, scegliendo seguire la vera radice ed il reale motivo del loro incarico e non un uomo ed il suo potere.
E’ per questo coraggio e per la loro abilità nell’attuare il loro ruolo di mediazione in un contesto difficilissimo che questi 50 italiani sono candidati dal Centro Simon Wiesenthal al titolo di “Giusti fra le nazioni”, onorificenza che lo Yad Vashem di Gerusalemme rilascia a coloro che si sono distinti per coraggio ed umanità, attuando atti di resistenza al mostro più terribile che abbia creato la storia: l’Olocausto.
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