MUORE SALINGER:L’ADDIO DEGLI SCRITTORI ITALIANI
02 febbraio 2010
“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso però.” (Il Giovane Holden. J.D.Salinger).
L'amico ideale è quello che ti aiuta già solo esistendo.
Io, J. D. Salinger non l’avrei chiamato. Non era personaggio da chiamare al telefono. Non era tipo da amare persone che lo chiamassero al telefono. Probabilmente, la scuola di scrittura che Alessandro Baricco ha dedicato al Giovane Holden, il protagonista del suo libro, non gli sarebbe stata a genio. Come ha detto Alfonso Berardinelli, critico letterario, “Quel suo famoso personaggio ha avuto il torto di aver dato il nome alla scuola di scrittura Holden di Baricco. Se Salinger avesse visto Baricco, forse lo avrebbe fatto scappare imbracciando il suo fucile. Questo strano rapporto Salinger-Baricco è uno dei segni di quanto spesso la fama letteraria sia fondata sul travisamento. Riuscire a immaginare Salinger che dà lezioni di scrittura creativa? Non è riuscito a darle neppure a se stesso, tanto è vero che quanto a creatività ha presto smesso del tutto".
Ha pubblicato un solo libro, J. D. Salinger. E con una sola cartuccia ha colpito in pieno il bersaglio, da vero cacciatore: sessanta milioni di copie vendute con un solo romanzo, “The catcher in the rye” (letteralmente, il cacciatore nella segale, titolo intraducibile in italiano e reso con il semplice “Il Giovane Holden”)
Poi, lo scrittore non ha più voluto pubblicare e si è ritirato in un riserbo assoluto, in un anonimato che lo ha reso un personaggio ancora più oggetto di culto e di fascino.
Devono esserci molti manoscritti nascosti al pubblico e tenuti sotto chiave dal risoluto novantunenne Salinger. Se abbia deciso di non farli giungere mai nelle mani del pubblico, come Nabokov, questo non si sa ancora. Non si sa ancora nulla delle sue volontà né delle decisioni che prenderanno i suoi familiari in merito al patrimonio che si cela nei cassetti dello scrittore che si fece una immediata fama in America ed in Europa, con un solo, piccolo, volume ed un semplice personaggio: Holden Cauldfield.
Quello che si sa è che con un solo libro ha saputo segnare il cambiamento per una intera generazione, introducendo nella letteratura occidentale un che di nuovo e di straordinario a livello stilistico e contenutistico, con un personaggio che è rimasto nel cuore di tutti. Ci basta Il Giovane Holden per dirci tutto ciò che di straordinario poteva far accadere Salinger.
Raffaele La Capria, vincitore del premio Strega con Ferito a morte, sostiene che : “È auspicabile che un grande scrittore, riesca a dire tutto ciò di cui ha bisogno in un’opera unica. Dovrebbe essere il sogno di chiunque si confronta con la pagina. E poi Salinger ruppe l’odioso precetto dell’obbligo di frequenza. La realtà può essere raccontata una sola volta, perché nessuno deve imporre a chi scrive, di interpellare di continuo i fatti che gli si parano dinnanzi. Non si riceve la patente di intellettuale dietro prescrizione medica.” Ed ha ragione.
Anche Alessandro Baricco, un autore che di libri non ne ha scritti di certo pochi, intervistato per Il Messaggero, in merito al sequel letterario del romanzo Il Giovane Holden che l’autore ha bloccato prima della sua uscita, ha affermato: « Spero che lui abbia lasciato disposizioni ben precise in merito per impedirlo».
Perché il romanzo di Salinger ha già fatto il miracolo. Ha già raccontato, ha già ispirato, ha già mutato la prospettiva di molti e continua a farlo, con quel suo personaggio così fresco ed autentico, con quel ragazzino mandato via da ogni college che rifiuta ogni possibile soluzione e fugge da ogni realtà, senza spiegazione, senza aver nulla di chiaro a se stesso di ciò che gli accade e che fa accadere.
Raffaele La Capria, raccontando la sua esperienza di lettura in quegli anni, spiega in quale modo abbia inciso sul panorama letterario e giovanile dell’epoca, questo grande romanzo:
“Mi ricordo di averlo letto con passione non appena uscì. Dentro quelle pagine sentii subito una forza nuova. (…)Un approccio che scardinava la ragione dai suoi perni e modellava una diversa percezione. Holden riportava alla luce, sepolto tra le macerie positiviste, il diritto all’inadeguatezza, al rifiuto che non si faceva ricattare dall’obbligo della soluzione. La difficoltà di essere adulti non apparteneva soltanto a quel giovanotto, ma ci strappava tutti, d’un tratto, da quell’enorme sipario che nascondeva la modernità”.
Il prof. Gordon Poole, insegnante di letteratura nordamericana all’Orientale di Napoli, spiega: “ a partire da Salinger, la beat-generation mise al centro delle sue istanze di ribellione, quella ricerca interiore sperimentata da Caulfield. C’è un paradosso, che mostra quale sia stata l’importanza di Salinger: Lui, scrittore in fuga dal mondo che si radicò in un’ostinata solitudine, contribuì alla politicizzazione di una massa di giovani che combatterono per un mondo più vicino ai loro desideri, più libero, più giusto».
«Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti». E’ l’ultima frase del romanzo di Salinger. Ed è la risposta agli interrogativi di tutti. In un solo libro, Salinger ha lasciato anche la risposta che molti si sarebbero posti nel futuro. Perché non ha continuato a pubblicare? Non voleva sentire la mancanza di nessuno.
A noi che abbiamo letto una sola delle sue storie, è bastato per sentire la sua di mancanza.
Addio a te che volevi solo diventare un cacciatore nella segale e sei diventato il miglior non-detto di una intera generazione di giovani.
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