Arte: il boom della Black New Wave

Mostre, musei, showroom e libri celebrano le opere di artisti africani di nascita e nomadi per scelta

08 febbraio 2010


A Washington è attualmente in fieri una mostra dedicata agli afroamericani: una sorprendente piramide rovesciata ricoperta di lastre di bronzo brillanti e cangianti sul modello copricapo di un capo tribù.
Lo ha progettato con altri David Adjaye, architetto dagli studi britannici nato in Tanzania, il quale con tanto edificio ha voluto rendere omaggio allo spirito africano che ha personalmente definito "maestoso esuberante trionfale e dignitoso".
 
Un'inedita “idea di Africa”, dunque, deborda e contagia l'Occidente grazie ad artisti che si dichiarano africani ma intanto studiano, lavorano e vivono in Belgio come negli Usa, Parigi o Londra. Quasi tutti con doppia identità e passaporto, vincono concorsi di architettura, giocano il doppio ruolo nelle biennali e portano i segni di un linguaggio che immette energia, rabbia e colore nell'estenuata cultura visiva occidentale.
 
 
 "A Washington nascerà uno spazio di riflessione sull'orgoglio di essere africani e afro-americani. Niente a che vedere con il museo dell'Olocausto a Berlino, niente celebrazione del trauma. Voglio un museo positivo, simbolo di serenità e rinascita". Giusto: questa volta non ci sono vittime da commemorare, ma una riscossa da festeggiare. La riscossa, perlomeno estetica, di un continente che dai tempi della scultura primitiva capitata nelle mani di Braque e Picasso, ha ciclicamente nutrito l'immaginario occidentale.
 Ora però l'Africa pretende un ruolo da protagonista, che avrà grazie alle sue radici, all'energia dei suoi artisti sparsi per il mondo e a quel carattere sempre riconoscibile, sia pure nelle sue differenti declinazioni.

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