INCONTRO CON FARIAN SABAHI

La giornalista presenta i suoi documentari al pubblico dell'IIC di Tel Aviv

15 febbraio 2010

In data 3 febbraio 2010 l’ Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv ha ospitato la Prof.ssa Farian Sabahi, giornalista e docente di Storia dei Paesi Islamici e Culture politiche dell’Islam all’Università di Torino, che ha tenuto un intervento intitolato “Iran al bivio”.

La Prof.ssa Sabahi – che si trovava in Israele perché invitata a tenere una lezione presso l’Interdisciplinary Centre di Herzlyia – ha presentato al pubblico convenuto due filmati documentari da lei realizzati: nel primo, intitolato “Che ne facciamo di Teheran”, la giornalista ha interrogato vari esponenti del mondo politico, della cultura e della società civile dello Stato israeliano sulle probabili sorti delle relazioni con l’Iran, raccogliendo le risposte più diverse.

Dal reportage è emerso anche un altro dato, importante ma poco noto ai più: in Israele vivono circa 250 mila ebrei iraniani, ed alcuni di loro hanno anche raggiunto importanti posizioni nella gerarchia israeliana. È il caso ad esempio di David Menashri, Direttore del Centro di Studi Iranici dell’Università di Tel Aviv, di Shaul Mofaz, Ministro dei Trasporti e già Ministro della Difesa e vice-premier israeliano, e di Dani Haloutz e Eitan Ben Eliahu – entrambi generali dell’aviazione.

Nel secondo reportage – intitolato “Out of Place: identità complesse” – Fariah Sabahi racconta la storia di Rachel, un’iraniana ebrea che nel 1987 decide di lasciare Teheran per trasferirsi in Israele alla ricerca delle proprie radici. Il cammino di integrazione suo e della sua famiglia è costellato dalle difficoltà del confronto con una società ed una cultura diverse, che non vedono di buon occhio i cittadini iraniani. Rachel è una donna forte e volitiva che soffre e fa fatica a perdonare se stessa perché decidendo di emigrare ha cambiato la vita anche dei figli e del marito. L’ulteriore tragedia sopraggiunge con la morte del figlio – soldato nell’esercito israeliano impegnato in un’azione di guerra.
Sopraffatta dalla perdita, Rachel decide di recuperare dal corpo del figlio lo sperma per poterne garantire la discendenza : tale gesto, condannato da molti fronti della società civile che lo hanno giudicato un atto contro natura, ha al contempo creato un caso di giurisprudenza. La donna si è infatti vista riconoscere dalla corte il diritto a procedere, creando un precedente legale per tutte le famiglie dei giovani israeliani impegnati nel servizio militare.
Alle proieizioni è seguito il dibattito con il pubblico.

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