Lontananza, nostalgia, utopia

Graeme Jennings e Cristopher Burns suonano Luigi Nono

05 marzo 2010

A vent’anni dalla morte di Luigi Nono (1924-1990), l’opera del compositore italiano - figura di spicco nel panorama della musica contemporanea -  è  stata celebrata in un contesto d’eccezione. Lunedì 1 marzo i San Francisco Contemporary Music Players, prestigiosa organizzazione che diffonde con interpreti di rilievo musica contemporanea di importanza internazionale, hanno presentato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura l’opera La lontananza nostalgica utopica futura. Interpreti erano il violinista Graeme Jennings e il proiezionista sonoro Cristopher Burns, la location lo Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco, nel contesto di una serie di concerti tenuti regolarmente dai SFCMP allo YBCA. Notevole anche stavolta il successo di pubblico.

“Viandanti, non ci sono strade, c’è solo da camminare.” Queste parole, incise sul muro di un convento francescano a Toledo, in Andalusia, divennero per il compositore italiano un leitmotiv ispiratore delle ultime opere. Nella sala concerti dello YBCA toccava ora al solista Graeme Jennings improvvisarsi viandante e aprire al pubblico strade sconosciute, da esplorare con quelli che Nono stesso definiva “sforzi innovanti”, “ascolti infiniti”. Lontano dall’essere un percorso solitario, quello di Jennings era piuttosto il risultato di un continuo dialogo con il compositore da un lato e il proiezionista sonoro dall’altro. Nel buio della sala, otto altoparlanti diffondevano altrettante piste magnetiche sulle quali Nono aveva registrato nel 1988 le improvvisazioni del violinista russo Gidon Kremer e altri suoni sperimentali rielaborati elettronicamente. Distribuite su sei leggii, le parti scritte da Nono per il violinista solista fornivano il canovaccio per l’interpretazione di Jennings, che si muoveva liberamente nella sala decidendo dove e come il suono del violino dovesse interagire con le tracce preregistrate. Mediava la complessa interazione tra le piste magnetiche e l’esecuzione dal vivo il proiezionista sonoro Christopher Burns. La sapiente orchestrazione dei suoni, il gioco di pause, di sovrapposizioni, di contrasti e di allitterazioni, le peregrinazioni del violinista e la regia delle luci coinvolgeva il pubblico in un raffinato rituale ai confini tra musica contemporanea, performance teatrale e sound art. Proprio nelle interruzioni, nei richiami sospesi, nei movimenti dei suoni nello spazio della sala, si aprivano agli ascoltatori degli accenni di “strade” da completare e percorrere con l’immaginazione. Strade verso la realizzazione di un’utopia, di quegli “infiniti possibili” che Nono tematizza nelle ultime opere e che rimandano a un correlato etico della musica, volta ad avere un impatto nella vita contemporanea.

Un pubblico chiamato a divenire idealmente “viandante”, dunque, e che a giudicare dal numero elevato dei presenti, dal silenzio e dell’attenzione che regnavano nella sala era ben disposto a immergersi nell’esperienza proposta. Il merito di aver smentito con successo il carattere inaccessibile spesso attribuito alla musica contemporanea va al ricco programma di preparazione e di introduzione all’evento. L’1 marzo si era già tenuto presso il campus universitario di Berkeley un simposio sul compositore italiano, a cura di Bruce Durazzi, esperto di Luigi Nono, e del musicologo Luciano Chessa. Lo stesso Durazzi ha introdotto ieri sera l’opera di Nono, mentre Chessa ha condotto il dibattito nel post-concerto, dando la possibilità al pubblico di approfondire la conoscenza di un compositore tra i principali del panorama contemporaneo, ma finora largamente sconosciuto negli Stati Uniti.

La felice collaborazione tra i SFCMP e l’Istituto Italiano di Cultura ha così permesso alla musica di Nono di tornare in vita, svegliando nostalgie di nuove utopie, lontananze da colmare, regalando quelle “improvvise illuminazioni – gnosi – spazio infinito” che il compositore stesso rincorreva nella sua opera.

Maria Bremer

IIC San Francisco

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