Gli Italians secondo Severgnini
Prima Presentazione in Francia del giornalista all’Istituto Italiano di Cultura
08 marzo 2010
“Gli Italians secondo Severgnini: dagli Ulisse ai Marco Polo”
Prima Presentazione in Francia del giornalista all’Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia il 25 febbraio scorso
Gli Istituti di Cultura non soltanto diffondono la conoscenza del nostro patrimonio presso gli stranieri, ma svolgono anche un’importante funzione aggregante nei confronti dei nostri connazionali residenti all’estero, che tra queste mura trovano occasione di incontrarsi e mantenere un pur labile contatto con l’Italia. Chiamare in causa a tal proposito Beppe Severgnini appare quasi scontato, dato che il giornalista del Corriere della Sera è autore di numerosi libri che potremmo definire di osservazione sociologica interculturale, nei quali con inconfondibile stile pungente e ironico racconta le abitudini degli italiani all’estero. Tra i vari titoli, molti dei quali sono ormai dei long seller, ricordiamo “Italiani con valigia” (1993), “Un italiano in America” (1995), “Il giro del mondo in 80 pizze” (2008).
In occasione della pubblicazione della prima traduzione francese di una sua opera, “La testa degli italiani” (traduzione francese “Comment peut-on être italiens”, edito da Flammarion), Severgnini è stato invitato il 25 febbraio all’Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia. L’evento, che ha costituto la prima occasione per Severgnini offerta dall’Istituto stesso per la prima presentazione in Francia, ha suscitato l’interesse dei media locali : il quotidiano « La Provence » e l’emittente nazionale FR3 si sono contesi lo scarso tempo a disposizione per poter intervistare lo scrittore italiano. Anche il pubblico è accorso, numeroso e appassionato, per uno scambio di pareri e impressioni sulla fenomenologia della mobilità italiana. Severgnini infatti divide gli italiani all’estero in diverse categorie: ci sono i Marco Polo, che partono per soddisfare la propria curiosità intellettuale; i Montecristo, evasi dall’Italia perché ne sono stati delusi; i Kipling, tedofori di chissà quale fardello dell’uomo tricolore che si stabiliscono in un paese straniero avviando attività di vario tipo (che sia una pizzeria o una associazione a delinquere); i Dottor Sweitzer, benefici volontari che si recano in zone a rischio (medici e militari); i Kurtz che si lasciano affascinare da cuori di tenebre più o meno profonde; fino agli Ulisse, uomini e donne che si fermano in un luogo perché incantati dalla sirena di un amore esotico. Tutti però hanno qualcosa in comune, qualcosa che li rende diversi dagli espatriati di altre nazionalità, ed è l’incapacità di disinteressarsi di quanto sta avvenendo in patria: anche qui a Marsiglia gli argomenti della più recente attualità animano il dibattito e suscitano gli interventi del pubblico. La serata e’ poi proseguita in pizzeria, secondo la tradizione degli incontri che il giornalista organizza nelle sue trasferte, per la centounesima pizza della serie.
L’italiano all’estero mantiene un occhio sulle vicende dello Stivale e per quelle si infervora, si scalda, si indigna, si entusiasma. È quanto Severgnini ha potuto constatare fondando e dirigendo personalmente il forum online Italians, che dal 1998 accoglie gli interventi degli italiani sparsi per il mondo, costituendo uno spazio virtuale di incontro e discussione per chiunque si sia allontanato dalla penisola, per pochi mesi o per tutta la vita. Il crescente e duraturo successo dell’iniziativa, decisamente all’avanguardia all’epoca del suo debutto, ha spinto Severgnini a cercare il contatto diretto con questi italians, per confrontarsi con loro, collezionarne le storie, i sentimenti, le impressioni. Ha scovato comunità di italiani ai quattro angoli del globo, assuefatti a qualunque latitudine, resistenti ad ogni clima, li ha riuniti intorno al rito di una pizza in compagnia e, col favore dell'atmosfera conviviale che egli riesce ad instaurare, si è divertito a inventariare vizi e virtù, tic e potenzialità dei suoi connazionali, per sondare le radici che, lunghe, sottili e resistenti come fili di nylon, ancora li legano alla patria. Perchè ancora nell’era del villaggio globale, che lo si voglia o no, come ha detto il giornalista a France 3 intervenuta all’Istituto di Cultura “L’Italia è una madre implacabile!”
Michela Gualtieri
Tirocinante MAE-CRUI
Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia
Commenta
Devi essere autenticato per scrivere i commenti