All'Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia la resistenza partigiana è un tema ancora di attualità, che ispira riflessione intellettuale e creazione artistica. Giovedì 4 marzo è stato proiettato, nella sala cinematografica dell'Istituto, il film di Roberto Rossellini "Il generale della Rovere", nel quale un magistrale Vittorio De Sica incarna un imbroglione che viene infiltrato dai gerarchi tedeschi tra i prigionieri politici a San Vittore. Dopo aver passato gli anni della guerra lontano dai pericoli, speculando grazie all'inganno sulle miserie altrui, egli fa esperienza del dolore e del sacrificio, fino ad identificarsi totalmente con il generale badogliano di cui ha usurpato il nome e ad accettare di morire piuttosto che rivelare ai tedeschi l'identità del capo della resistenza. Il film di Rossellini è stato proposto nell’ambito del progetto "Histoire des immigrations dans le Sud de la France - Le temps des italiens", portato avanti, in collaborazione con l'Istituto di Cultura di Marsiglia, dagli Archives Départementales e dall'associazione Approches Cultures et Territoires. Si tratta di una serie di iniziative volte allo studio delle dinamiche migratorie che hanno condotto tanti italiani nel meridione francese. Una tappa importante dell'integrazione degli immigrati italiani è stata proprio la fase di collaborazione dei nostri connazionali alla Resistenza francese durante l'occupazione tedesca: un episodio di sinergia di intenti che ha avvicinato i due popoli.
La proiezione de “Il generale della Rovere” ha avuto luogo proprio nei giorni in cui l'Istituto di Marsiglia ospita una mostra ispirata alla collaborazione franco-italiana negli anni della resistenza anti-tedesca. Nel quadro di un progetto di cooperazione tra Careof DOCVA di Milano e Documents d'artistes di Marsiglia, l'Istituto espone le opere dell'artista contemporanea Dafne Boggeri, che ha tratto spunto dai messaggi cifrati che Radio Londra trasmetteva durante la guerra per consentire scambi di informazioni tra la resistenza francese e quella italiana. Agli albori dell'era dei nuovi media, le onde radio consentivano una sorta di globalizzazione del messaggio anti-nazista, che così mascherato valicava le Alpi e la Manica. “I dadi sono sul tappeto” (frase che dà il titolo all'esposizione), “Sotto la suola sassi bianchi”, “Bercent mon coeur d’une langueur monotone”, parole banali utilizzate un tempo per veicolare importanti messaggi, ma ormai oscure per noi, restano cristallizzate nel loro mistero, come spiega l’artista che vi vede “una collezione surrealista di frasi in versi, tra l'haiku e la sperimentazione Dada”. Lo stesso può valere per il bigliettino che il personaggio di De Sica riceve quando si trova in carcere, “Il vento soffia da ovest”, e che a lui, partigiano d'operetta, non dice nulla.
Messaggi per noi indecifrati, affascinanti per l'anelito di libertà che li ha generati, eppure vagamente inquietanti per l'ambiguità che li vela, questi enigmi fossili restano il giusto simbolo di una pagina di storia ancora oscura e dolorosa. Se infatti sul piano internazionale le sotterranee collaborazioni antitedesche hanno avvicinato popoli lontani, all'interno dei confini dei singoli paesi le contrapposizioni ideologiche hanno creato profonde fratture, inducendo allo scontro diretto tra connazionali. La guerra di resistenza è amaramente intrecciata alla guerra civile ed è questo che rende complessa la gestione della sua memoria ed eredità storica.
Michela Gualtieri
Tirocinante MAE-CRUI
Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia
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