Homo Turbae
Socìetas Raffaello Sanzio in Francia a Creteil
31 marzo 2010
Mòra è una compagnia di ballo che nasce dopo le esperienze e gli studi della Stoa, la scuola sul movimento ritmico fondata da Claudia Castellucci, all’interno della Socìetas Raffaello Sanzio, con intenti di ricerca pura. Mòra vuole portare a compimento una espressione di danza legata prevalentemente alla dimensione del tempo. La conseguenza più evidente di questa opzione è il legame metronomico con la musica, che stabilisce la misura per ogni movimento sulla scena. Ciò che espressivamente caratterizza il ballo è una asciuttezza sentimentale che lascia il posto a un’apatia esteriore: i ballerini sono interpreti dei movimenti, perciò ogni moto interiore è affidato esclusivamente all’esattezza dei passi, tanto più efficaci, quanto più descrittivi e mimati.
Il ballo prende a riferimento L’uomo della folla di Edgar Allan Poe, un racconto stupefacente sull’indistinzione della folla che pure si coagula in un tipo. La folla rimpalla e fa galleggiare la sua schiuma informe, ma questa si associa in un individuo che della folla è la quintessenza, senza che si riesca mai ad afferrare. E’ un’anima tenebrosa e losca, che proprio l’insieme fomenta, senza rendersene conto. La musica che forma e riveste ogni passo del ballo è tratta principalmente dall’opera per organo di Olivier Messiaen, ed è integrata, nei suoi passaggi, dalla tessitura di Scott Gibbons. L’organo è lo strumento musicale più potente che la storia del pianeta abbia mai prodotto. E’ un mantice che assume la quantità come onere e grido umani, dal vagito al barrito blasfemo. Ha in sé tutti i registri, le altezze i timbri, i volumi. Le sue note gravi raggiungono percezioni telluriche, mentre gli acuti sono strali minerali che si proiettano sulle stelle. L’opera geniale, possente, estremamente raffinata e folle di Messiaen ha preso dall’organo momenti di sospensione filamentosa e colossali scosse celesti. Il ballo si staglia nel racconto di Poe e nella musica di Messiaen, allo stesso sonno, e alla stessa consapevolezza di una veglia estremamente dubbia.
Fonti: Il suono dell’organo Il ritmo delle onde marine Ombre: Il racconto L’uomo della folla di Edgar Allan Poe (1840) l’acquerello
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