Let the sunshine in _ (antigone) contest#1

Motus in Francia a Digione

31 maggio 2010

Volgerci indietro e scegliere Antigone per guardare la giovinezza, ancora nel lungo percorso attorno alla lettera Ics, che nega e segnala, che si fa incrocio/crossing di vecchio e nuovo, memoria e presente, ma anche rifiuto verso un qui e ora che comincia a “puzzare di morto”. Procediamo in modo frammentario e lacunoso: come fare del resto di fronte a questo nome che abbaglia e allontana? Possiamo appellarci a Hölderlin, pensandola come un essere in comune sororale e condividere con tanti giovani incontrati nei workshop, ipotetiche rappresentazioni di una splendente Antigone d’oggi. E’ una figura eminentemente politica, che, in questi anni di imbarazzanti conservatorismi e pallide prese di posizione, ci piace porre nuovamente sotto la "luce del sole". Procediamo ricostruendo tracce, indizi, frammenti lasciati sul terreno, secondo un andamento del tutto esposto agli avvenimenti dell’oggi: questa apertura all’immediato ha messo in atto un processo che sta sovvertendo le stesse modalità rappresentative di Motus, verso un azzeramento estetico sempre più estenuato.

Syrma Antigónes, la traccia di Antigone, titolo del progetto complessivo, è l’antico nome di una località vicina a Tebe, secondo Pausania, dove pare sia avvenuta la morte del giovane. Il trascinamento-tentata sepoltura del corpo di Polinice è del resto il centro della tragedia e su di esso si sposta il fuoco nella nostra indagine, che dedichiamo ai tanti morti sul catrame delle strade sconnesse dai riots. Ovunque.

LET THE SUNSHINE IN è il primo contest in cui Silvia e Benno  si fronteggiano e, nella totale solitudine di coppia, tentano di “rappresentare” (Antigone e Polinice), (Eteocle e Polinice), (Ismene e Antigone): fratelli-personaggi volutamente posti fra parentesi come pretesti mitopoietici. Le interpretazioni sono oscillanti e si con-fondono con le biografie degli interpreti:  Polinice incarna il conflitto fra azione e compassione, può essere pacifista o terrorista e questo dissidio accoglie tutta l’ambivalenza delle varie esegesi. Il  legame potentissimo, autodistruttivo fra i due attori/fratelli, che provano una rappresentazione impossibile a farsi, si sgretola nel suo tentare la verosimiglianza, si frantuma nell'impatto con il qui e ora, perchè le figure tragiche sono "usate" secondo un personale processo combinatorio, una riscrittura politico-policentrica, quasi beckettiana. Nel tentativo di ricomporre questi "resti" ci scontriamo con la morte dell'anarchico quindicenne Alexandros-Andreas Grigoropoulos, ucciso il 6 dicembre 2008 ad Atene, da “una pallottola vagante” della polizia... un nuovo Polinice?

Lo spettatore, posto al centro della scena, bersagliato dalle domande emerse sul campo, diviene inevitabilmente attore/testimone di una rappresentazione che “anarchicamente” deborda dai limiti del palcoscenico, fugge il teatro per sporcarsi con le incertezze e povertà del quotidiano, in strada con un’Antigone mai stanca, che ci piace immaginare „armata di gioia“.

dal 22/05/2010 al 23/05/2010 ore 19.00

ideazione e regia Enrico Casagrande & Daniela Nicolò
con
  Silvia Calderoni e Benno Steinegger
direzione tecnica
Valeria Foti

ringraziamo:
Giorgina Pilozzi per l'assistenza alla regia
Luca Scarlini  per la consulenza letteraria
Nicoletta Fabbri, Vladimir Aleksic e tutti i partecipanti al workshop "Non siamo una famiglia" per la generosa collaborazione

produzione Motus
con il sostegno di
L'Arboreto di Mondaino, Festival delle Colline Torinesi, Progetto Geco - Ministero della Gioventù e Regione Emilia Romagna
presentato in collaborazione con
Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Comitato Italia 150, Urban Center Metropolitano

Théâtre Dijon Bourgogne
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Motus
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