PER UNA CONTADINANZA ATTIVA

Il rappresentante dell'Ambasciata d'Italia al lancio del progetto GVC in Brasile

03 giugno 2010

Ho voluto salutare le autorità e i contadini presenti ad IBIÀ (nello stato brasiliano del Minas Gerais) al lancio del Progetto di Formazione, nell'ambito della Agricoltura Familiare, con un intervento, che qui riporto, dal titolo suggestivo e provocatorio:

PER UNA CONTADINANZA ATTIVA

 

Buongiorno a tutte e a tutti. Grazie per il benvenuto. Come rappresentante dell'Ambasciata e Consolato d'Italia in questa circoscrizione consolare vorrei esprimere la mia gioia e di solidarietà per l'iniziativa che avviamo oggi: il Progetto AGRIFAM a sostegno della Agricoltura Familiare.

Senza terra, senza lavorare la terra, non c’é sopravvivenza dell'umanità. Sono orgoglioso di essere il figlio di contadini, è grazie al lavoro quotidiano dei contadini di tutto il mondo, dei miei genitori..., che si può mangiare ogni giorno. Il mio lavoro mi ha sempre portato a lavorare con i bambini, ma dato che io sono l'uomo della terra, ho sempre cercato di promuovere un buon rapporto tra il mondo dell'infanzia, della scuola e della terra.. In un segno di pace, fratellanza e solidarietà che condivido con voi, oggi voglio leggere il documento che un anno fa, nella mia terra, l’Emilia Romagna, che è anche la terra di ONG GVC, ho elaborato con tutte le organizzazioni che lavorano con le realtà dei piccoli orti scolastici, orti terapeutici, orti comunitari, orti sociali, orti urbani ... esempi di agricoltura familiare. Questo, in Italia, é oggi, una rete chiamata Orti di Pace ... a differenza di quanto è accaduto durante il periodo fascista, in cui le famiglie per mantenere i padri in guerra, il fascismo orsanizzó gli orti di guerra.

 

PER UNA RETE DI ORTI DI PACE

 

Chiunque, nel rispetto dell’ambiente, coltivi la terra lavora anche per la pace. Anche quando i conflitti mettono a repentaglio la sopravvivenza, e li chiamano  per questo orti di guerra, sono sempre e comunque orti di pace.

 

In questo momento storico, in cui i fondamenti stessi dell’economia vengono rimessi in discussione, e il concetto di cosa abbia valore cambia al punto che i terreni agricoli cominciano a venire considerati un bene rifugio, è arrivato il momento di annodare una rete tra tutti noi che crediamo che lavorare la terra in modo organico sia cosa bella e buona.

 

Occorre imparare di nuovo l’abbiccì del rapporto con la Natura. Per questo siamo partiti dagli orti scolastici: aule all’aperto dove apprendere un modo di stare al mondo per cui, anziché semplici consumatori, diventiamo creatori di vita, e nella pratica di una possibile autosufficienza apprendiamo il respiro della libertà interiore. Un giardino, un bosco, un orto trasformano la scuola in qualcosa di vivo di cui prendersi cura.

 

Partiti dalla scuola, abbiamo poi esteso la nostra attenzione agli orti terapeutici, carcerari, sociali: spazi dove ci si prende cura di fiori e ortaggi scoprendo al contempo nell’orto un luogo ideale dove intrecciare tutta una serie di scambi con la natura, l’ambiente e la comunità, coltivando intanto la pace interiore.

 

Proponiamo la costituzione di una Rete di Orti di Pace nell’intento di tenerci in contatto, scambiare informazioni sulle varie iniziative. E anche, non ultimo, renderci conto di quanto poco siamo isolati nel gesto di coltivare il nostro comune giardino dall’umile nome di terra.

 

E vorrei concludere dicendo che è il momento di parlare non solo di "cittadinanza" ma anche "contadinanza”. Così come c’é la cittadinanza attiva, esiste la "containanza attiva". So che questa parola non esiste nel dizionario ... ma voi siete un esempio reale, concreto, di questa esperienza.

 

Ibiá, 21 maggio 2010

 

Gianfranco Zavalloni
Dirigente Scolastico Consulado da Italia - Belo Horizonte (MG - Brasile)

 


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